Gli Amanti di Adranone. Una mostra di 25 reperti al museo archeologico di Sambuca

Sull’hydria, il vaso per l’acqua, scelta come urna cineraria, sono raffigurati un uomo e una donna che si tengono per mano e giungono di fronte alla dea degli Inferi. Il vaso greco è uno dei tesori che fanno parte della mostra  “Doni oltre la morte. Corredi funerari da Monte Adranone” al museo archeologico di Palazzo Panitteri, a Sambuca. Circa 25 pezzi straordinari dal museo “Pietro Griffo” di Agrigento, dove erano conservati, sono giunti al palazzo sambucese dove resteranno circa un anno, a partire ovviamente dalla data di apertura al pubblico della mostra. Un lavoro attento di catalogazione, restauro e racconto che ha coinvolto gli archeologi del Parco della Valle dei Templi che si occupa della valorizzazione e promozione di Palazzo Panitteri e che ha organizzato la mostra con il Comune e ha permesso di riportare a Sambuca reperti che raccontano l’antica Adranon nell’area che sovrasta la cittadina.

Al piano scientifico della mostra hanno lavorato le archeologhe Valentina Caminneci, Donatella Mangione e Caterina Trombi, con il responsabile dell’Unità operativa 4 del Parco, Giuseppe Avenia, mentre Marilanda Rizzo Pinna si è occupata del restauro dei pezzi.

Nel 1967 il soprintendente di Agrigento, l’archeologo Ernesto De Miro scoprì la sepoltura, riuscendo ad arrivare prima dei tombaroli: gli scavi individuarono su Monte Adranone, a quasi mille metri d’altezza, una tomba a doppia camera; furono proseguiti da Graziella Fiorentini, anche lei sovrintendente. All’interno delle tombe, due grandi vasi contenevano le ceneri, ognuno connota il defunto: l’hydria a figure rosse (un vaso per l’acqua, la cui raccolta toccava alle donne), evoca la felicità perduta e una promessa d’amore che va oltre la morte. Rappresenta una coppia che si tiene per mano e viene accolta dalla dea greca Hekate (Ecate) con due fiaccole spente. Il cratere a vernice nera connota invece l’uomo: era usato durante i simposi, riservati ai nobili aristocratici, a cui non erano ammesse le donne sposate. Gli ogge­tti del corredo funerario suggeriscono una commi­ttenza agiata e colta e rispecchiano le abituali pratiche sociali greche (il simposio, le faccende domestiche).  Oltre alle due urne, la tomba ha restituito coppe, brocche, vasi per oli profumati e unguenti, una splendida patera in bronzo con un manico che raffigura un kouros, il simbolo più caro all’immaginario sambucese. Tutti pezzi esposti a Palazzo Panitteri in una grande vetrina che fa da introduzione e, nello stesso tempo, completa l’allestimento dedicato all’area archeologica, dove la necropoli lambiva le mura della greca Adranon. A corredo delle teche, pannelli didattici e monitor, integrano il racconto con le fasi del restauro dei pezzi.

Le prime ricerche a Monte Adranone risalgono all’Ottocento e portarono alla luce la famosa Tomba della Regina: il grande archeologo Antonino Salinas riuscì anche a riottenere alcuni preziosi reperti dai contadini che vivevano sul posto; pezzi che oggi fanno parte della collezione del Museo archeologico palermitano, ma che andarono per anni dispersi nei magazzini, erroneamente attribuiti e dimenticati. Quando vennero ritrovati, composero la grande mostra di cinque anni fa a Sambuca, nelle stesse teche che oggi ospitano queste nuove testimonianze di uno dei più misteriosi e importanti insediamenti del Mediterraneo. Che proprio per la sua difficile accessibilità è rimasto un unicum: dal fascino indiscutibile, arrampicato sul monte, con attorno un paesaggio pressoché intatto. E un panorama straordinario visto che da quassù lo sguardo arriva fino al mare.

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