Festival “Musiche e Parole” arte e cultura tra bellezze naturali

Olivia Sellerio ha aperto la terza edizione del Festival Musiche e Parole il Festival Partanna promosso dalla Fondazione Sebastiano Tusa e ospitato nell’area archeologica di Contrada Stretto.

La cantautrice palermitana, nota per le musiche delle serie televisive dedicate al Commissario Montalbano, ha inaugurato la rassegna con uno spettacolo dedicato all’universo narrativo di Andrea Camilleri, dando il via a un’edizione che punta a coniugare musica, archeologia, arte contemporanea e valorizzazione del patrimonio culturale.

«Quest’anno il Festival è giunto alla sua terza edizione – ha spiegato la presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni –. È un’edizione che si arricchisce con un programma ricco di artisti importanti, ma soprattutto con una novità: abbiamo voluto dare voce al sito archeologico. Abbiamo dedicato due giornate alle visite guidate e agli incontri di approfondimento perché vogliamo coinvolgere un pubblico sempre più ampio. Sebastiano Tusa diceva sempre che la conoscenza è fondamentale: solo conoscendo il patrimonio culturale lo si può amare, proteggere e valorizzare». Proprio per questo, ha aggiunto, la scelta di aprire il Festival con Olivia Sellerio è stata fortemente voluta, perché attraverso la musica e i testi legati ad Andrea Camilleri riesce a raccontare la Sicilia e la sua identità.

Per il direttore artistico Daniele Ficola, la manifestazione è ormai una realtà consolidata. «Siamo arrivati alla terza edizione con un programma particolarmente ricco: otto appuntamenti con artisti di rilievo nazionale e internazionale, insieme a incontri dedicati al sito archeologico e all’arte contemporanea. È un cartellone più completo rispetto alle precedenti edizioni e offre al pubblico un percorso che spazia dalle grandi orchestre agli ensemble jazz, fino alle produzioni del Conservatorio, in uno scenario unico come quello di Contrada Stretto».

Soddisfazione anche nelle parole del sindaco di Partanna, Francesco Li Vigni, che ha sottolineato la crescita della manifestazione: «Il Festival ha raggiunto una maturità importante. L’apertura con il sold out conferma la fiducia del pubblico e dimostra che una proposta fondata su cultura, bellezza e valorizzazione del territorio è una scelta vincente».

Contrada Stretto è una località di particolare interesse: il sito racconta infatti. 7.500 anni di storia, tra fossati neolitici, reperti archeologici e racconti di chi ogni giorno custodisce questo patrimonio. I visitatori hanno avuto l’occasione di scoprire uno dei siti preistorici più importanti della Sicilia occidentale e il profondo legame con l’archeologo Sebastiano Tusa, che ne intuì il valore e ne promosse lo studio e la valorizzazione.

Ad accompagnare il pubblico è stata Barbara Palermo, guida turistica e archeologa, che ha illustrato la storia del sito e l’origine del nome “Contrada Stretto”, legato alla naturale strettoia che un tempo caratterizzava questo tratto di territorio attraversato dall’antica strada che collegava Partanna con Salaparuta, Poggioreale e Corleone. Un percorso pensato per avvicinare cittadini e visitatori alla conoscenza di un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale dell’identità del territorio.

Ad approfondire il valore storico e scientifico dell’area è stata Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, che ha illustrato le caratteristiche del grande fossato realizzato nel Neolitico, probabilmente destinato al convogliamento delle acque verso una sorgente naturale. L’area, caratterizzata da una grotta scavata nella roccia con gradoni, avrebbe avuto anche una funzione sacrale, come dimostrano i numerosi reperti votivi rinvenuti durante gli scavi. Tra le testimonianze più significative figurano ceramiche finemente lavorate e il celebre cranio trapanato, che documenta le sorprendenti conoscenze raggiunte dalle popolazioni preistoriche anche nel campo della medicina.

A raccontare il valore del sito è stato infine il prof. Vito Zarzana, direttore del sito archeologico di Contrada Stretto, che ha definito quest’area una delle realtà più enigmatiche della preistoria della Sicilia occidentale. Il grande fossato, lungo circa sessanta metri e profondo fino a dodici, rappresenta ancora oggi una straordinaria testimonianza dell’ingegno delle comunità neolitiche.

La visita si è conclusa con un ricordo dedicato a Sebastiano Tusa. Zarzana ha rievocato uno degli episodi vissuti insieme all’archeologo durante una campagna di scavo, quando un piccolo frammento di argilla cotta rinvenuto nel fossato richiamò immediatamente le tecniche utilizzate nelle fornaci più recenti.

«Lo stupore nei suoi occhi ce l’ho ancora presente», ha ricordato Zarzana, restituendo il ricordo di uno studioso capace di emozionarsi davanti a ogni nuova scoperta. Un’immagine che racchiude il senso della visita guidata: conoscere il passato per comprendere il valore di un patrimonio che continua ancora oggi a raccontare la storia della Sicilia.

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