Arte e gastronomia

I lavori di Domenico Pellegrino e Ligama prendono corpo e diventano oggetto del desiderio in obbedienza al sodalizio arte contemporanea e aziende.

Partner dei due artisti è la Di Stefano che inizia nel 1986 a Raffadali, nei pressi di Agrigento, quando Paolo Di Stefano avvia – insieme ai figli Enzo, Benvenuto e Settimio – un piccolo laboratorio di pasticceria artigianale a conduzione familiare.

Domenico Pellegrino e Ligama, dunque sono gli autori delle due Capsule Collection Limited Edition di quest’anno.

Per il Natale 2020 il testimone di Alice Valenti – autrice della prima latta d’autore – passa a Domenico Pellegrino. Classe 1974, artista e pittore amante delle policromie unico artista siciliano presente alla 58. Biennale di Venezia del 2019 ha partecipato anche alla Biennale Arcipelago Mediterraneo. Scelto da Disney Italia per il lancio dell’ultimo film di StarWars a Milano, ha preso parte a Manifesta12 e a Palermo Capitale della Cultura, unendo miti greci e supereroi.

«Mi sono ispirato alla figura e alla corte di Federico II di Svevia – spiega Domenico Pellegrino – perché trovo attuale la sua visione del mondo e il suo progetto di rivoluzione culturale. Nello specifico, il soggetto scelto per la latta – il leone antropomorfo passante – è la trasposizione di una mia opera in luminaria che è mia intenzione esporre presso il Palazzo dei Normanni di Palermo per renderla fruibile al pubblico. Federico II di Svevia è stato il primo re a parlare d’inclusione e unione di popoli e culture diverse com’è testimoniato nei mosaici della Cappella Palatina e della Sala di Ruggero dove, tra le altre rappresentazioni, troviamo il leone antropomorfo passante realizzato con tessere in oro zecchino provenienti da Bisanzio simbolo della luce divina e tessere rosse simbolo della regalità. Mi sono rifatto a un Re perché volevo che questa latta fosse concepita come un dono regale carico di simboli e significati positivi legati alla cultura e alla pace tra i popoli. Ritengo che l’amore di Federico II per la Sicilia e le arti, l’avvicini virtualmente alla mia ricerca e al lavoro fatto in questi due anni con l’azienda Di Stefano, altrettanto illuminata nella sua scelta di unire il buono al bello e di valorizzare il nostro patrimonio artistico culturale e gastronomico».

L’artista palermitano, giunto alla sua seconda collaborazione con l’azienda di Raffadali, tratteggia, attraverso le sue luminarie pop folk, i contorni di un uomo che più di ogni altro rappresenta l’ingegno, la mentalità libera ed eclettica e la capacità di valorizzare e integrare le diversità tipiche della storia della Sicilia: Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi. Pellegrino rievoca la luminosa essenza della “meraviglia del mondo” disegnando sul coperchio dal fondo rosso, un leone antropomorfo passante dai contorni dorati con la zampa anteriore destra alzata, e lungo i lati, su un fondo verde, la corona imperiale: entrambi i soggetti sono chiari rimandi all’iconografia araldica e regale classica.

Il testimone del piatto associato al formato Magnum ai gusti Carrubo Classico e Mela da 3 e 5 kg invece, passa da Domenico Pellegrino, autore del piatto 2019, a Ligama. Classe ‘86, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Catania, diventa assistente della Cattedra di Incisione che lascia nel 2015 per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Dopo anni di ricerca sulle tecniche di stampa, il suo percorso artistico si concentra sui pixel quali elementi che compongono l’immagine virtuale e, nel 2015, debutta con la sua prima personale 8bit. I pixel diventano mobili e macro e prendono a oggetto la sua Sicilia. Nascono così le sue opere su grande scala a Farm Cultural Park, al Palazzo della Cultura di Catania, sulla superficie di un imponente ecomostro sequestrato alla mafia in provincia di Trapani e il suo lavoro più noto, lo ULM con cui manipola il paesaggio rurale siciliano attraverso colori inediti generati da uno speciale algoritmo.

«Conosciute le intenzioni dell’azienda, la libertà d’espressione lasciata all’intuizione artistica e i nomi degli altri artisti, stilisti, designer che hanno lavorato in passato con la Di Stefano – spiega Ligama – sono stato felice di iniziare questa collaborazione. Dopo aver appreso la volontà dell’azienda di avvicinare il grande pubblico alla storia e ai miti legati al nostro territorio attraverso il linguaggio visivo contemporaneo è stato quasi naturale indirizzare la mia proposta verso il mito di Scilla e Cariddi, così autentico, cosi rappresentativo, quanto cruento.»

Ligama realizza due piatti tondi in vetro, presentati separatamente all’interno della confezione del Magnum così da sottolineare l’importanza singola e doppia di queste due ninfe destinate a diventare due creature mostruose. La leggenda racconta che Scilla (“colei che dilania”) fece innamorare di sé il pescatore Glauco che per lei respinse la maga Circe che si vendicò, trasformando Scilla in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Scilla sconvolta si nascose in un antro delle coste calabresi seminando stragi tra i naviganti che vi passavano vicino. Cariddi (“colei che risucchia”) mangiò i buoi di Eracle e Zeus, per punirla, la trasformò in un orribile mostro che ingoiava tre volte al giorno enormi quantità d’acqua per poi sputarla, trattenendo però tutti gli esseri viventi che vi trovava. Le due figure mitologiche emergono, nei piatti di Ligama, da campiture geometriche dai colori accesi e mostrano una solennità tipica delle statue classiche. La fragilità del vetro, inoltre, rimanda a quella dei ruderi abbandonati cui Ligama dona nuovo segno e senso con i suoi interventi. Ligama si rifà all’epica greca, a Scilla e Cariddi, descritti da Omero nell’Odissea come i due mostri marini che con il moto perpetuo delle correnti scandiscono l’ingresso allo Stretto di Messina, consentendo l’accesso ai tesori dell’Isola solo ai viaggiatori più virtuosi. Ligama ritorna alle origini dell’arte figurativa. I colori e i tratti tipici della sua street art si fondono e convivono con reperti d’arte classica che si stagliano, con stridente e armonica bellezza, sullo sfondo di un murales virtuale stampato su vetro temperato.

La Di Stefano ha realizzato in passato la “truscia” con cui avvolgere il panettone, della stilista Marella Ferrera che ha cucito a mano antichi tessuti di batista di cotone, al piatto in legno serigrafato, alla latta salva freschezza ispirata ai personaggi simbolici dell’Opera dei Pupi dell’artista Alice Valenti; ed ancora, dal piatto in Laminan sempre in tema cavalleresco del designer Andrea Branciforti al piatto in ceramica realizzato da Domenico Pellegrino insieme a Ceramiche De Simone, infine, al dittico in vetro del 2020 dell’artista Ligama: sono queste le Capsule Collection Limited Edition Di Stefano.

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