Martedì 28 luglio in piazzetta Bagnasco, il vicedirettore de “L’Espresso”, Lirio Abbate, presenta il suo ultimo libro “U Siccu. Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi”

“U Siccu. Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi” l’ultimo libro di Lirio Abbate che racconta la storia una latitanza “eccellente” che dura da oltre tre decenni sarà presentato in anteprima martedì 28 luglio alle ore 18 in piazzetta Bagnasco.

Un ritratto, quello che ritroviamo in queste pagine, di un amante del lusso e delle donne, ma anche il volto spietato del killer, dell’esecutore e del mandante di omicidi eccellenti, un boss e stratega, il mafioso che ha avallato e curato la scelta strategica di Cosa nostra negli anni Novanta con le stragi siciliane e italiane. Nel post Covid – 19, poi, è pronto a contaminare i settori produttivi fronteggiando, attraverso le sue schiere di imprenditori cooptati – “il loro nome è Legione” -,  la crisi di liquidità che colpirà inesorabilmente le aziende in Sicilia e nel nord Italia.

Dalla lotta per l’abolizione del carcere duro ai rapporti con imprenditori vicini alla Lega, passando per la rete occulta di complici e fiancheggiatori, raccontando gli anni delle stragi, della Trattativa: il mosaico che compone Lirio Abbate attraverso il suo libro è quello che raffigura il latitante più pericoloso del nostro Paese, un affarista, come lo chiamava Riina, l’uomo che ha portato alle estreme conseguenze la strategia della sommersione di Bernardo Provenzano e che, grazie agli amici Graviano ha stretto legami indissolubili con la politica, l’imprenditoria e la massoneria non solo siciliana; il boss che, forte dei segreti del capo dei capi e dell’aura leggendaria dell’inafferrabile, siede al vertice delle gerarchie mafiose. Un libro illuminante, “U SICCU. Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi”, nel quale Abbate ci spiega con dovizia di particolari perché la cattura di Matteo Messina Denaro è da considerare un passo decisivo per sconfiggere Cosa nostra in considerazione del fatto che, dietro le sbarre del 41 bis, come temono gli altri boss, il depositario dei segreti della mafia potrebbe vuotare il sacco. 

È il 30 giugno 1988. Un giovane varca le porte del commissariato di Polizia di Castelvetrano, Trapani. Non è un nome noto alle forze dell’ordine, il suo. Il ragazzo, interrogato come persona informata sui fatti per un omicidio, dichiara di essere un agricoltore e di non avere nulla di rilevante da riferire sulle indagini. È molto magro, in paese lo chiamano u Siccu, lo sguardo è segnato da uno leggero strabismo. Sarà quella la prima e ultima volta in cui Matteo Messina Denaro, oggi il latitante più pericoloso d’Italia, incontra gli uomini in divisa. E parte proprio da quel giorno, e dal verbale inedito di quelle dichiarazioni, la ricostruzione della storia, umana e criminale, dell’ultimo dei corleonesi.

Insieme a Lirio Abbate, martedì pomeriggio, si sarà il comico palermitano Roberto Lipari.

A organizzare l’evento è Mondadori Point in collaborazione con l’associazione “Piazzetta Bagnasco”.

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