Idea-progetto sulla “Accessibilità Universale” denominata “Bellezze in carrozzetta”, proposta dal Prof. Antonio Di Benedetto, già Garante delle Persone disabili di Bisacquino

Giunge oggi al Presidente dell’Ufficio Nazionale del Garante della Persona disabile Onlus, che l’ha accolta con immenso piacere, questa “Idea-progetto” da parte del Prof. Antonio Di Benedetto, già Garante della Persona disabile di Bisacquino, molto amato dalle migliaia di alunni ai quali ha insegnato materie letterarie nei diversi licei. Ottenuto il consenso dell’autore, si intende condividere questa proposta di progettualità assieme alle pregevoli riflessioni che la supportano, con tutti coloro (persone fisiche e soprattutto Associazioni), che si occupano della materia della disabilità. Ciò per il valore indubbiamente universale della proposta e perché possa essere modellata alle esigenze dei diversi territori, per divenire nel concreto modello di sviluppo del vivere civile. Oggettivamente, scorrendo queste importanti e sentite considerazioni, si è portati a pensare che esse meriterebbero, quantomeno, di essere lette a voce alta in tutte le classi delle scuole di ogni ordine e grado d’Italia, oppure che una sintesi di esse possa nel futuro costituire una traccia per una elaborazione nel corso di un esame di maturità o, ancora, il titolo di una tesi di laurea.

Foto tratta dalla rivista DM.

Di seguito il testo completo della lettera.

“Gentilissimo Avv. Salvatore Di Giglia, invio la narrazione della mia idea in oggetto. La parte progettuale dettagliata, coi riferimenti legislativi e le indicazioni economiche specifiche, non rientra nelle mie competenze e non ho gli strumenti per elaborarli, né le collaborazioni tecniche necessarie. La ringrazio per l’attenzione, che mi ha dedicato e per quella che mi dedicherà: Bellezze in Carrozzetta

Il 1951 è l’anno di Bellezze in Bicicletta, film e omonima canzone della colonna sonora. Il film offriva alla vista le leggiadrie, in bicicletta, di attrici molto belle e di gran successo, la canzone riportava le profferte dei dongiovanni nostrani, sensibili alle grazie femminili. Dal cinema, mi è venuto in mente il titolo di un’idea-progetto Bellezze in Carrozzetta. Non si tratta di sostituire le biciclette con le carrozzette a rotelle, né di fare sfilare belle fanciulle, ma di offrire alla vista delle persone con disabilità motorie l’enorme patrimonio di bellezze naturali, monumentali, artistiche e culturali, di cui è ricco il nostro paese: queste bellezze devono essere raggiungibili anche da chi non può camminare coi suoi piedi e sulle sue gambe. Il progetto potrebbe movimentare una montagna di soldi, un esercito di lavoratori, aziende di trasporti di terra, mare e cielo, istituzioni pubbliche e private, associazioni e cooperative: sarebbe come reinventare la società, senza aspettare che qualche altro covid 19 venga a darci lezioni di umiltà e solidarietà. Il nome del progetto ha origine, come ho detto, dal titolo di un vecchio film, ma la sostanza ha due componenti fondamentali, poco spettacolari e molto autorevoli. La componente giuridica e istituzionale, ispirata all’articolo 3 della costituzione italiana, secondo cui i cittadini siamo tutti uguali di fronte alla legge e dobbiamo avere tutti pari opportunità di realizzarci, secondo le nostre attitudini e aspirazioni, come persone; lo Stato deve promuovere ogni iniziativa mirata al raggiungimento di tale obiettivo. Il disabile più grave è e deve essere considerato una risorsa, un bene-valore da tutelare e valorizzare. Attualmente una giovane scrittrice e giornalista di Corleone sta dimostrando e insegnando come si scrive e come si vive. Scrive al computer grazie ad un programma, che le consente di scrivere con gli occhi, perché non ha altri muscoli funzionanti, essendo gravemente affetta da SMA e collabora con un quotidiano di rilevanza e risonanza nazionale e non solo. La sua grande fortuna è l’appartenenza ad una famiglia stellare, che non si è lasciata travolgere dal dolore, né fermare dallo scoraggiamento, ma ha capito, appunto, di avere al suo interno un tesoro e lo ha fatto capire a tutti con la semplice dimostrazione dei fatti: fin da neonata ha mostrato un’intelligenza superiore a quella che chiamiamo “normale”. L’esempio della giovane scrittrice e della sua famiglia è emblematico, perché gli “altri” non debbono girarsi dall’altra parte, predicare rassegnazione, vedere se si può fare qualcosa, ma debbono affrontare di petto le difficoltà con determinazione e rimboccarsi le maniche con la convinzione di dovere fare tutto il possibile e di inventare ciò che sembra impossibile, per spezzare i recinti del pregiudizio e spianare autostrade, dove non si intravede neanche un piccolo sentiero. Questo è il Progresso. Questa giovane autrice ha frequentato regolarmente la scuola, dalla primaria al liceo e all’università, diplomandosi e laureandosi a pieni voti e con lode, spostandosi con una carrozzata elettrica e scrivendo con l’aiuto di una sua compagna di banco, che le appoggiava la mano sul piano di scrittura, perché lei non riusciva ad alzare il braccio dal bracciolo della sua carrozzina fino al foglio del compito in classe o al quaderno degli appunti. La giovane ha anche partecipato ad un viaggio di istruzione e visitato monumenti e musei. Questa deve essere la storia di un popolo civile. Valorizzare una persona così non ha comportato chissà quali impegni economici e organizzativi, ma è bastato capire, appunto, che c’era da valorizzare un tesoro. I familiari, gli amici, i concittadini si ritrovano un patrimonio di umanità, senza avere speso un quattrino di troppo. Sono migliaia i tesori nascosti, la cui scoperta e valorizzazione comporterebbe solo l’abbattimento delle barriere architettoniche, la messa a disposizione di mezzi di trasporto adattati, l’assistenza di accompagnatori o ausiliari preparati. Esistono molti esempi di iniziative al riguardo, l’invenzione della scrittura Braille, il linguaggio dei gesti, dei segni sulle mani, il programma di scrittura con gli occhi al computer, i mezzi di trasporto adattati, l’abbattimento delle barriere architettoniche ecc… Da tutti gli interventi, spesso isolati, si capisce che tutte le “barriere sono artificiali” e basterebbe non costruirle. Questo è il punto: oltre e più che abbattere le barriere esistenti, non se ne devono costruire più. E’ una svolta culturale e morale, se si costruisce a misura di disabile, si costruisce a misura di tutti. Osservate gli scivoli costruiti accanto alle scale preesistenti e vi accorgerete immediatamente che anche i più atletici e dinamici utenti si avvalgono degli scivoli: tanto vale intervenire direttamente in fase di progettazione. Per le barriere esistenti, bisogna doverosamente inserire in tutti i piani di sviluppo capitoli di spesa per rimuoverle e le istituzioni pubbliche, dal centro alla più sperduta periferia, debbono dedicare capitoli di spesa, nei loro bilanci di previsione, da destinare al benessere e allo sviluppo dei disabili. L’aspetto morale è sostanziato dal fatto che la presenza dei disabili significa sempre serenità e buonumore, vitalità, in tutti i contesti. Non c’è una persona, dico una, che, avendo frequentato un disabile, non riconosca di aver ricevuto più di quanto abbia dato. Mettiamo un disabile nella condizione di salire fino alla cima più alta dell’Everest o di arrivare fino al villaggio più remoto dell’Amazonia, o negli abissi marini più profondi, o al centro della foresta più fitta, o del deserto più arido: il mondo sarà più facile e gioioso per tutti. Bisogna cominciare dalle pareti domestiche e dalle culle, non con iniziative sporadiche e isolate, ma con un impegno collettivo. Le bellezze esistono per essere ammirate e diventano più belle quanto più sono godute: portarle all’ammirazione di chi si muove in carrozzetta significa moltiplicare il numero degli ammiratori e il fascino delle cose belle. La televisione pubblica e privata, la scuola, l’università, i centri di ricerca e progettazione debbono scrivere una nuova storia sistematicamente, ispirandosi ai nobili esempi esistenti e facendoli diventare metodi collettivi. Alberto Angela, per dirne uno, potrebbe senza nessuno sforzo dare impulso alla diffusione di questo nuovo capitolo di divulgazione culturale, lui che è già al 90% del percorso. I programmi di visite all’Italia bella sono piuttosto numerosi e ben fatti: suggeriamo di arricchirli e completarli. Se un museo viene mostrato attrezzato per la fruizione di visitatori sordociechi, non perde valore; se la torre di Pisa, la cupola di San Pietro, la Madonnina del Duomo di Milano diventano fruibili a tutti, grandi e piccoli, atleti e paralitici, non crollano! Bebe Vio, Alex Zanardi, Jessica Protonotaro e tutti gli atleti paralimpici, Andrea Bocelli, Steve Wonder, Camilleri da vecchio, Vincenzo Mollica, Fulvio Frisone e tutti i disabili famosi e primatisti e geniali hanno ricevuto comprensione e un minimo di aiuto, danno luce al mondo e valore all’umanità. Se fossero stati accantonati, sotto ali protettive di malintesa pietà, anche dettata da buonafede, il mondo sarebbe peggiore di com’é e sappiamo che non è molto umano. Un mio vecchio amico mi diceva sempre che i soldi investiti per valorizzare le risorse umane non bisogna mai contarli, ma spenderli, perché rientreranno moltiplicati anche in termini economici, ma soprattutto in beni morali”.

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