Saturimetri per telemonitoring domicilare in emergenza da coronavirus

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Francesco Sicurello Presidente @itim/iitm

Dopo circa un mese e mezzo dallo scoppio, non sapendo ancora molto su come sia arrivato da noi il contagio (il famoso paziente zero) e con una certa disorganizzazione negli interventi sanitari, la situazione infettiva da coronavirus è grave, specialmente nel nord Italia dove gli ospedali sono quasi al collasso. I contagiati sono ad oggi circa 101500 ed i morti (con +812 rispetto a ieri) oltre 11500 (un elevatissimo picco di circa 11.3%), di cui più di 6800 in Lombardia. Sin dall’inizio si è fatto e si fa ancora massiccio ricorso agli ospedali con una forte pressione sui PS  e terapie intensive specialmete in Lombardia dove l’epidemia è più vasta (in Lombardia più che altrove ciò forse è anche il risultato di un modello sanitario esageratamente ospedale-centrico, dove, unica regione d’Italia, da più di 20 anni ASL ora ATS ed ospedali ora ASST, anche i più piccoli,  sono gestiti separatamente con la gran parte di finanziamenti, man mano ridotti, che andavano ad aziende ospedaliere a scapito della medicina di territorio, privilegiando ad es. un numero spropositato di cardiochirurgie rispetto a servizi di pneumologia e di medicina del lavoro per le malattie respiratorie e puntando quasi sempre su malattie acute di veloce soluzione chirurgica o farmacologica rispetto alla prevenzione, monitoraggio e riabilitazione di quelle croniche).

Occorre, ora anche in piena emergenza, cambiare strategia (come nella I guerra mondiale, dopo Caporetto, si è cambiata strategia e strateghi). Una strategia in parte presente nell’appello lanciato come @itim oltre un mese fa, dopo i primi focolai delle zone rosse. Si chiedeva allora e si è continuato a chiedere (vedi i vari comunicati in allegato) ad operatori, ricercatori, professionisti ICT ed alle Autorità sanitarie nazionali, regionali e locali, di fare uso immediato e massiccio di tecnologie telematiche per affrontare meglio l’emergenza epidemica che stava dilagando.
Solo ora,  le Autorità centrali e regionali lanciano delle fast call per finanziare la telemedicina e far ricorso a tali tecnologie digitali, nonostante che molti esperti, clinici ed epidemiologi ripetessero sui media questa nostra stessa esigenza. Più di un mese passato in questa prima emergenza continuando ad ospedalizzare con una forte pressione sui PS  e terapie intensive, con loro collasso iniziale. Ma anche oggi e poi dopo l’emergenza, sarà sempre più necessario ricorrere al telemonitoraggio preventivo e di follow-up per una efficace assistenza sanitaria. Pertanto questa nuova strategia di lotta al coronavirus deve puntare sulla medicina di territorio, utilizzando tutte le armi moderne come quelle digitali per attivare da subito (anche se in ritardo) dei servizi diffusi di telemedicina, coinvolgendo medici di base e specialisti per monitorare e fornire il miglior supporto diagnostico (saturimetri, tamponi sicuri e veloci a chi ne necessita) e terapeutico (metodi di cura e farmaci esistenti e adeguati).

Nonostante ciò, vi sono delle esperienze significative e  sparse sul campo in questa battaglia contro il virus con buoni risultati: infatti diversi medici di base si sono mossi e dimostrato che seguendo bene a casa anche pazienti positivi di bassa-media gravità, questi  nella stragrande parte dei casi possono essere curati bene (anche una sperientazione in corso a Piacenza ha mostrato che su 80 casi seguiti a casa solo 4 sono poi andati in terapia intensiva). Quindi bisogna allargare e migliorare i servizi di telemonitoring in tutte le realtà, in particolare quelle più calde come le province di Bergamo e Brescia. Solo cosi si può ridurce la pressione sugli ospedali (qui bisognerebbe anche verificare seriamente se l’attuale flessione sugli ospedali non sia dovuto a decisoni autonome delle famiglie per evitare in ogni caso il ricovero o che molti anziani sono deceduti in case di riposo magari contagiati senza possibilità di andare in ospedale, con necessità di ricomputare il totale dei morti correlati al coronavirus!).

@itim, oggi come ieri, insiste sulla necessità di piattaforme di telemedicina in grado  di controllare lo stato di salute delle persone in quarantena, ed in particolare anziani con patologie croniche, misurando e verificando i valori di alcuni parametri vitali tra cui febbre, frequenza, pressione e specialmente la saturazione di ossigeno nel sangue. In questo modo il medico curante o specialista clinico, che effettua la televisita, può intervenire al momento giusto, non troppo tardi.
Per attuare ciò, oltre ad app e piattaforme web, è necessario dotare i soggetti, ad iniziare dai più fragili, di sensori biomedicali di facile uso. Per ora basterebbe fornire a chi è in isolamento domiciliare un Saturimetro i cui dati vanno archiviati su piattaforme di telemedicina ed integrati con altri dati medici come quelli del fascicolo sanitario elettronico o del patient summary. @itim ribadisce che si deve stare a casa, ma chi è a rischio deve essere seguito e monitorato dal punto di vista medico e socio-sanitario. Come Associazione abbiamo lanciato, da parecchi giorni, lo slogan: un Saturimetro/pulsossimetro per ogni paziente contagiato da Covid-19. Per questo motivo la quota associativa @itim 2020 viene dedicata all’acquisisione di saturimetri digitali da consegnare ai soggetti più fragili e a rischio.

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