
Oggi ripetiamo sovente di vivere in una “società delle immagini”. Se ciò è vero, è vero anche che l’attuale non è certo l’unica. Oltre un secolo fa, infatti, il cinema muto veicolava emozioni e modelli attraverso le immagini, come e più di oggi dove le immagini sono accompagnate da una colonna sonora che contiene dialoghi e musica ma anche suoni e rumori.
I nostri bisnonni si appassionarono molto ad un genere cinematografico definito “forzuto” in cui l’attore forzuto di turno svolgeva il ruolo di eroe, difensore dei deboli, paladino contro ingiustizie e soprusi. Tra i più famosi ricordiamo Maciste. Essendo un filone la produzione cinematografica annoverava altri attori e personaggi. Tra questi Lionel Buffalo (nella foto sopra dell’Archivio Luce).
Massimo Bonura, (nella foto sotto), palermitano, docente di Teoria, storia e metodi del mass media all’Accademia delle Belle arti di Sassari, uno dei maggiori esperti di “attori forzuti” ha dedicato a Lionel Buffalo una ricerca pubblicata su ACME (Annali della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Milano) n. 1-2, Milano University Press, 2025 prestigiosa storica rivista specializzata.
https://riviste.unimi.it/index.php/ACME/article/view/28628

Professore come si è imbattuto in un personaggio cinematografico di cui esiste veramente poco?
Effettivamente questo è stato un bel ritrovamento: mi sono sempre appassionato verso i personaggi cosiddetti “minori” del cinema muto italiano. Di sicuro ha rivestito una grande importanza l’utilizzo di fonti archivistiche, presenti soprattutto nella Bibliomediateca “Mario Gromo” e nell’Archivio Storico del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel 2024 ho approfondito l’attrice forzuta Astrea e successivamente le ballerine La Perlowa e Lucia Maiorano, per la rivista Il Ponte (Il Ponte editore), questa volta mi sono dedicato a Lionel Buffalo che è sempre stato considerato un attore misterioso. Ora il “mistero” sembra essere quanto meno “misterioso”.
Considera la ricerca pressoché conclusa o ritiene che possa trovare ancora notizie e riferimenti?
La mia ricerca sull’attore è conclusa, o meglio ho trovato quanto volevo trovare. L’articolo è stato molto complesso e si è avvalso di una ampia documentazione di periodici dell’epoca e archivistica. Non è stato facile. Ma sono state reperite informazioni sull’attore che, a mia conoscenza, non erano affatto note. Chiaramente la ricerca può rimanere aperta: ad esempio, non è chiaro cosa accade a Lionel Buffalo dopo il 1927 e se ha partecipato ad altri film come comparsa, ma ciò deve essere fatto sempre sotto lo sguardo della logica e della deontologia scientifica e storica…
Con il suo articolo lei arricchisce la bibliografia sull’argomento ma allo stesso tempo svolge un ruolo di divulgatore tra i non addetti ma comunque appassionati di cinema. È una scelta o un effetto non considerato?
Si tratta senza alcun dubbio di una scelta: la ricerca presuppone un lavoro meticoloso e specialistico per “addetti ai lavori” ma allo stesso tempo presuppone una condivisione della conoscenza anche con i “non addetti”: è un sottile equilibrio necessario per chi vuole intraprendere la carriera del ricercatore e dell’accademico.
Sembra che l’Italia sia stata molto importante nella produzione del filone cinematografico dei forzuti. È così?
Assolutamente sì! L’Italia ha all’attivo decine di forzuti, ma anche qualche…forzuta! Queste sono meno conosciute, ma di grande importanza per la storia del cinema. L’esempio più rilevante è rappresentato da Astrea, un’attrice forzuta che per tanti anni è stata considerata misteriosa. Il forzuto più classico è invece Maciste (interpretato da Bartolomeo Pagano) che esordisce in Cabiria (1914, Itala Film), diretto da G. Pastrone (conosciuto come Piero Fosco), ma tale personaggio è dovuto anche a Gabriele D’Annunzio che ha collaborato alla sceneggiatura del film.
In pochi conoscono questo fenomeno culturale che mette al centro del cinema proprio i forzuti. Era legato a delle culture in particolare, tra cui sicuramente quelle dei Paesi dell’Europa centro-occidentale, o era propria anche di altre culture?
Non è facile rispondere, perché l’attore forzuto è stato di parecchio successo in Italia: ne hanno discusso storici del cinema di valore come Vittorio Martinelli, Mario Verdone, Mario Quargnolo, Alberto Farassino, Tatti Sanguineti che hanno pubblicato testi di grande spessore culturale e storico. Da cosa deriva questo immaginario? Rispondere non è sempre immediato, ma certamente il forzuto rimanda alla forza, alla potenza e al vigore. Questo ha fatto sì che tale tipologia di cinema ricopriva sicuramente un sottogenere di consumo che, per alcuni anni, è stato particolarmente apprezzato dalle masse. Negli anni del muto, in Italia tale cinema ha avuto maggior valore rispetto ad altri Paesi esteri, pur esistendo diversi esempi anche lì.
La cultura occidentale ha sempre bisogno di alimentare un immaginario di eroi? E se sì, perché secondo lei?
Sì, è una questione universale e insita nel dinamismo della cultura occidentale. L’Occidente ha spesso mostrato, pensiamo all’Impero romano o ai miti greci, un’aura di leggenda e potenza. Il cinema muto italiano ha alimentato questi personaggi eroici e novelli Ercole che salvano donzelle e altri uomini dalle ingiustizie…
Le figure degli eroi cinematografici come cambiano nel tempo?
Sì, cambiano. Questo cambiamento è dovuto innanzitutto al gusto del pubblico. Lionel Buffalo è sicuramente un attore che ha avuto un grande successo negli anni, nonostante pochi film, perché “atipico”. L’eroe però è sempre coraggioso e generoso.
Lei è uno studioso di cinema muto, quello che, secondo alcuni rappresenta l’unico, vero, cinema. È d’accordo?
No, io non sono d’accordo con quanti asseriscono questo. Anzi, il cinema muto si avvicina molto alle forme del teatro ripreso. Io credo che la continua evoluzione tecnologica abbia permesso (e continua a permettere) una complessità della rappresentazione narrativa che anzi valorizza ancora di più il concetto di “cinema”. Tuttavia, il cinema muto è stata una base e un modello che ha plasmato ciò che oggi noi vediamo. Va sottolineato comunque che nel cinema muto l’idea della classicità, con il nostro sguardo a posteriori, è ben valorizzata.
C’è già un nuovo soggetto a cui pensa di rivolgere il suo lavoro di ricerca?
Certo! Mi voglio occupare di altre figure minori del cinema muto italiano: donne misteriose e attori poco noti. Altri miei campi di ricerca sono il cinema d’animazione, su cui ho pubblicato due monografie (Palermo University Press) e il rapporto tra cinema e fumetto dal punto di vista storico ed estetico (Edizioni Ex Libris-Nova Media Comunicazione), mio primo “amore” scientifico… Poi è chiaro che… bisogna farsi sorprendere un poco dalla ricerca!