Bibi Bianca. Nozze d’oro con il “tavolaccio”

Bibi Bianca, attore, regista, scrittore, docente ma soprattutto grande esperto di teatro e un vero comico Cinquanta anni fa hai calpestato per la prima volta il “tavolaccio”, ossia il palcoscenico. Come è cominciata?

“Molto giovane, scrivevo i testi per ITravaglini, i famosi cabarettisti palermintani ispirati allo stile francese dello chat noir dove il sarcasmo l’ironia e la satira politica si fondevano in sano divertimento. Un successo sicuramente. Ogni serata per intere stagioni facevano il tutto esaurito in uno scantinato con cento posti. Nel 1973 decido di mettermi in proprio e di essere regista e autore degli spettacoli. Così metto su una compagnia trovo il comico e la primadonna ma non trovo.il brillante così decido. “Lo faccio io” mi dici. E debutto come attore alla Sirenetta di Valdesi con I Frittoli.

Questo impegno non ti ha impedito di laurearti

“Infatti nel frattempo mi sono anche laureato. Come succede spesso in questi casi seguii la volontà di mio padre perché facessi dei concorsi. Mi trovavo a Roma, dove recitavo al teatro dei Riari in Trastevere con Martine Brochard e Franco Molè quando mio padre mi fece sapere che avevo vinto il concorso di segretario giudiziario. Abbandonai il teatro di Roma tornai e presi servizio il primo aprile. Dopo cinque anni mi licenzia. Volevo fare l’attore da professionista a differenza di altri che facevano due attività”.

Infatti hai iniziato a lavorare sodo.

“Sì. D”inverno al Madison (teatro che si trovava a piazza Don Bosco n.d.f.) replicavamo per otto mesi. D’estate facevo l’animatore al villaggio Himera. Non mi fermavo mai”.

Ma sei stato molto anche all’estero.

“Si. Tante esperienze. Soprattutto in Belgio, Lussemburgo, Francia. Ho vissuto sei anni in Brasile nel Paranà dove ho aperto una scuola di teatro”.

Come è cambiato il teatro comico in questi 50 anni?

“Posso dire che è passato per quattro fasi. Intanto è passato dall’Umanesimo all’Arcadia e poi al Seicentismo caratterizzato dal vuoto, con odi scritte per stupidaggini per arrivare al demenziale e poi alla situazione attuale”.

Restando alle caratteristiche del teatro cosa è successo?

“Faccio un esempio egli anni 80 non esisteva il virtuale. Oggi con Tik Tok ciascuno diventa protagonista. Anche regista soggettista opinionista. Il mondo reale è venuto meno. Prima ad esempio per andare a teatro si doveva prenotare, stare seduti e attenti a seguire lo spettacolo per cui si era pagato un biglietto. Si creava un feeling tra attorie spettatori. Oggi si fanno risate classe fini a se stesse con i barzellettieri che vanno in TV o su YouTube e comunque su un medium cheMarshall Mc Luhan infatti definiva “freddo”.

Facciamo qualche esempio?

“Il teatro comico si è imbastardito. Ormai è fatto di sketch, tre barzellette in fila diventano un monologo. Fuori dal ritmo dello schema teatrale. Con gli anni 80 comincia la discesa dal cabaret”.

Chi potrebbe essere definito un vero cabarettista?

“A mio parere faceva vero cabaret Giorgio Gaber ma anche Dario Fo. E anche I Gufi. Tra i contemporanei direi Angelo Duro basato sullo humour inglese, cinico. È un personaggio originale, non ha concorrenza. Gioele Dix , è elegante usa il sarcasmo e fa autodissacrazione. Direi anche Brignano”.

È diventato anche un problema economico?

“Certo. Prima si divideva l’incasso della serata in modo che, in genere, il 70% andava agli attori e il 30% al proprietario del teatro. Oggi bisogna pagare dai 500 ai 1000 euro a serata indipendentemente dal pubblico. Infatti si ricorre sempre di più ai teatri parrocchiali”.

Il teatro comico, e più in generale l’umorismo, trovano luogo in tutti i tempi e in tutti i luoghi

“Assolutamente no. Paesi integralisti e culture integraliste non possono concepire l’umorismo, l’ironia, perché nulla può essere messo in discussione. Per quanto riguarda l’origine del nostro teatro comico bisogna risalire alla giullarata, a sua volta originata dai cantori di Pasqua che mettevano in scena la Passione di Cristo. Il teatro, possiamo dire, nasce in chiesa, nel medio evo, con la liturgia”.

Come immagini il futuro di teatro comico?

“Siamo scesi ad un livello basso. Come dicevo prima l’umorismo è demenziale, specialmente quello rivolto ai giovanissimi, fra i 13 e i 17 anni. Inoltre non ci sono nemmeno più i grandi politici di quaranta anni fa, Andreotti, Fanfani, ed altri, su cui basare la satira politica che come dice la locuzione latina scritta sulla facciata di molti teatri ridendo castiga mores“.

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